Un roccolo moderno

xxco-copvol1XXCO diventa un libro, anzi due: entro fine novembre sarà edito il primo dei due volumi che raccoglieranno tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate.
La prima parte proporrà le schede degli edifici dal 1900 al 1945, corredate da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici.
Ovvero: l’eclettismo e il revivalismo di inizio secolo, gli esperimenti modernisti, l’affermazione dello stile razionalista coi capolavori della metà degli anni Trenta, la lunga durata di modelli più moderati, la seconda generazione del Movimento Moderno, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla rinascita della Liberazione.
Un modo di leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

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La scheda di oggi è un omaggio a un grande architetto, protagonista della stagione dell’architettura italiana del dopoguerra, scomparso proprio ieri a quasi 103 anni d’età.

Luigi Caccia Dominioni è stato uno dei maggiori esponenti della vita culturale milanese del dopoguerra, ma già negli anni immediatamente precedenti al conflitto mondiale si era distinto per alcune opere, soprattutto di design, un settore di intervento che per tutta la sua lunga carriera non ha mai messo da parte. Dopo la drammatica parentesi della guerra e dell’esilio in Svizzera (seguito al suo rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana), l’architetto rientra a Milano e dà un contributo centrale nella fase della ricostruzione.

Dal punto di vista del linguaggio architettonico, Luigi Caccia Dominioni ha avuto il ruolo di condurre il rinnovamento del lessico del Movimento Moderno, superando certe rigidità assunte dal Razionalismo italiano e promuovendo un atteggiamento più dialettico con la tradizione e le forme organiche.

Molto attivo a Como e nel territorio lariano (una delle sue ultime opere, gli uffici Ratti SpA a Guanzate, del 1999, è già stata presentata in una precedente scheda), anche per la progettazione di interni, Luigi Caccia Dominioni mostra nell’edificio della scheda odierna una versione particolarmente misurata del suo interesse per la sintesi tra modernità e tradizione (o meglio: tante tradizioni diverse); senza spigolosità, ma anche senza cedimenti alla nostalgia, costruisce con questo edificio “di servizio” un elemento del paesaggio tra natura e cultura.

Fabio Cani

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le altre schede del mese di novembre

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